La lunga strada del bio svizzero: dal Möschberg al carrello

Quando mettiamo nel carrello un uovo con la piccola gemma verde della «Knospe», raramente pensiamo che dietro c'è quasi un secolo di storia, una storia fatta di contadini testardi, scienziati, regole scritte a mano e, a un certo punto, anche di grande distribuzione. Secondo #BioSuisse, nel 2025 il commercio al dettaglio ha realizzato con i prodotti bio un fatturato di 4,3 miliardi di franchi (+2,8%). Le aziende con marchio Knospe sono quasi 7.500, circa una su cinque, e coltivano il 18,4% della superficie agricola del paese.
La quota di mercato del biologico in Svizzera attualmente si colloca fra l'11 e il 12% a seconda della fonte e del metodo di calcolo ma é comunque tra le più alte al mondo: la Svizzera si definisce «campione del mondo» del bio.
• I prodotti stella: Le uova guidano con circa il 29% di quota bio, poi il pane con il 26% e la verdura con il 24% (dati recenti di Bio Suisse, 2020-2021).
• La grande distribuzione: Coop e Migros coprono insieme circa il 75% del mercato bio svizzero. Nel 2017 valevano il 44,3% (Coop) e il 32,8% (Migros), la critica ricorrente è che le catene guadagnino margini più alti dei contadini.
• L'origine degli alimenti: circa metà degli alimenti consumati in Svizzera è importata, nel bio la quota importata è intorno al 40% in valore, a seconda della categoria, grosso modo il 60% del bio venduto è quindi di origine svizzera. Tra i paesi fornitori di prodotti certificati secondo le regole Bio Suisse, l'Italia è il primo per numero di aziende.
La storia: gli anni Trenta e i pionieri
Tutto comincia negli anni Trenta, in piena crisi economica. Sull'altopiano del Möschberg, nell'Emmental bernese, Hans e Maria Müller iniziano a immaginare un'agricoltura diversa: rispettosa del suolo, indipendente dalla chimica di sintesi, fondata su cicli chiusi e sull'alimentazione integrale. Con il medico tedesco Hans-Peter Rusch trasformano queste idee in pratica, insieme a decine di famiglie contadine. Negli stessi anni anche i contadini biodinamici di Demeter portano impulsi concreti.
Per decenni il bio resta una nicchia, spesso guardata con sospetto ma nel 1971 Hans Müller chiede il riconoscimento legale del termine «bio».
Le tappe che hanno fatto il bio
• 1973, il FiBL. Nasce a Frick l'Istituto di ricerca per l'agricoltura biologica, oggi punto di riferimento mondiale. Per la prima volta il bio ha una base scientifica.
• 1981, Bio Suisse e la «Knospe»: Le tante organizzazioni sparse si uniscono. Nasce l'associazione oggi chiamata Bio Suisse, con regole comuni e un marchio registrato: la gemma.
• Primi anni Novanta, la grande distribuzione: il bio esce dai negozi specializzati e arriva sugli scaffali di tutti. Coop punta sul bio con il programma Naturaplan, affiancandogli fin dall'inizio il logo Knospe come garanzia di qualità. Anche Migros segue
• 1997, la legge: entra in vigore l'ordinanza federale sul biologico: il bio ha una base giuridica nazionale e indipendente.
• 2019: per la prima volta i prodotti bio superano il 10% del mercato alimentare ma il 2020, durante la pandemia, porta una crescita eccezionale (+19,1% di fatturato), seguita da una fase di assestamento.
Una sfida per il futuro
Bio Suisse punta a portare la quota di mercato verso il 15% con la nuova strategia quinquennale, ma la strada non è in discesa. Il prezzo resta una barriera: i prodotti bio costano in media molto di più di quelli convenzionali. Come ha osservato un esperto al Bio-Gipfel 2025, «bio» è passato da movimento a marchio, perdendo parte della sua carica emotiva, la sfida è tornare a raccontarlo come una storia, quella dei Müller e dei loro eredi.






































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